La crisi dei negozi nei centri storici. Ecco la RICETTA per limitare i danni

Con dei semplici accorgimenti anche tu puoi fare qualcosa per combatterla!

La scelta di scrivere questo articolo, dobbiamo essere sinceri, è ahinoi maturata dopo la decisione, presa qualche giorno fa, di chiudere il nostro spaccio aziendale nel centro di Spoleto.

Il nostro negozio in centro a Spoleto (PG), ora chiuso

La crisi dei negozi nei centri storici ci ha toccati direttamente.

Si, purtroppo abbiamo dovuto optare per la chiusura di uno dei nostri punti vendita, quello di Spoleto (PG), inaugurato nel 2013. Una decisione presa a malincuore certamente, ma che ci ha dato lo spunto per ragionare sul tema scottante del rapporto fra centri storici e attività locali.
Avremmo evitato volentieri la sua chiusura ma non potevamo fare a meno di notare il diffondersi di una problematica insidiosa, che sta riguardando molte altre realtà.

Ti sei mai chiesto che piega stanno prendendo i nostri centri storici?

Se stai pensando che tutto questo non ha a che fare con te, ti faremo ricredere man mano che andrai avanti con la lettura. Noi, che abbiamo a cuore certe tematiche e ne abbiamo parlato in questo articolo | DUE LUNE: UNO DEI TANTI…O FORSE NO! |, proveremo a fare il punto della situazione ma avremo bisogno di tutta la tua attenzione.
D’altro canto, se nessuno continuerà ad interessarsene, i danni provocati da questa tendenza saranno enormi e riguarderanno tutti noi!

Sai cosa sta accadendo esattamente *IN QUESTO MOMENTO* nelle province minori e nei piccoli borghi italiani?

Che tu ci creda o no, si stanno verificando due importanti fenomeni:
  • i centri più piccoli si stanno spopolando e le attività storiche (negozi e botteghe) stanno chiudendo;
  • quelli più grandi si stanno riempiendo di negozi tutti uguali, anche in periferia.
E se pensi che siano fenomeni distinti e non collegati fra di loro, possiamo assicurarti che in realtà i legami sono piuttosto evidenti.
«Cosa posso farci io?», ti starai chiedendo.
Ci arriveremo subito, ma prima dobbiamo spiegarti un momento come stanno le cose.

 

IL PRIMO FENOMENO: LO SPOPOLAMENTO DEI CENTRI STORICI

Più della metà del centro di Frosinone è disabitato (Foto)

Secondo uno studio condotto dall’Università Roma-Tre, dal 1951 al 2011, ben 1.475 cittadine, corrispondenti al 18% di tutti i comuni italiani, hanno avuto una costante variazione negativa della popolazione. Il continuo calo delle nascite ha reso infatti il saldo naturale (ovvero la differenza tra nascite e morti) negativo da tanti anni, con l’unico risultato che gli anziani, lasciati soli in paese, sono sempre di più.
La tendenza che si sta facendo sempre più largo fra i giovani è quella di cercare fortuna altrove, lavoro o università che sia, e per farlo si spostano verso città più grandi che dovrebbero garantire loro maggiori opportunità.

Come diretta conseguenza in quasi tutte le zone d’Italia dove ci sono piccoli centri abitati le attività locali (almeno quelle caratteristiche e storiche) stanno scomparendo.

Se ci spostiamo in periferia e nelle zone industriali le cose non migliorano, soprattutto nelle aree dove insistono poli e distretti specializzati. Qui le fabbriche praticamente tirano a campare cercando in tutti i modi di rimanere a galla nonostante mille difficoltà.
Sostituire operai e lavoratori più anziani con i giovani, ad esempio, è praticamente impossibile per molti imprenditori, visto che in alcune zone fra la fetta di popolazione in cerca di lavoro non figurano giovani da inserire in organico.
Sai cosa fanno quei pochi ragazzi che si riescono a trovare?
Nulla, visto che le opportunità di lavoro che le aziende offrono non sono di loro gradimento.

« Beh, in realtà pensavo ad un lavoro in ufficio…»

Questo è quello che ci sentiamo dire più spesso da chi si candida spontaneamente per venire a lavorare nel nostro calzaturificio.
Onestamente è difficile capire questo modo di ragionare; sembra che nessuno voglia imparare quei mestieri che ora sono in mano a lavoratori evidentemente più avanti con l’età.

Più in generale possiamo dire che quei ragazzi che potrebbero facilmente trovare un valido impiego nella loro città, puntualmente guardano altrove…sicuri di trovare gloria e successo al di fuori del proprio orticello.

La verità ci dice che invece di opportunità ne esistono eccome e spesso sono pure ghiotte (solo a titolo di esempio alcuni operai specializzati nel nostro settore arrivano a guadagnare quasi quanto un medico), sempre a patto che un giovane voglia davvero imparare un mestiere per cui c’è grossa richiesta.
Vaglielo un po’ a spiegare…
Ma passiamo oltre e concentriamoci adesso sul secondo problema che, vogliamo ricordarlo, è strettamente collegato al primo.

 

I NEGOZI TUTTI UGUALI

Centri commerciali: stessi negozi dappertutto

Hai notato che le odierne abitudini di acquisto hanno sempre più influenza nell’andamento delle piccole economie locali?
Facciamo un esempio.
Tutti vanno nei grandi supermercati a fare spesa, giusto? E molte persone comprano prodotti di uso comune in negozi appartenenti a grosse catene, magari dentro a centri commerciali.
Quindi, anche se esistono ancora persone che preferiscono la bottega sotto casa, ci sembra normale andare in quei supermercati e quei negozi per fare acquisti…non è forse così?
Il problema sta nel fatto che quelle persone che un tempo andavano a passeggiare in centro (o periferia) e si godevano i negozi e le attività storiche, oggi si imbattono invece sempre nella stessa tipologia di negozio.
Non importa che sia Torino, Catanzaro oppure Ancona: ogni esperienza di shopping è diventata uguale in ogni dove.
Cosa c’è di veramente caratteristico nell’ennesimo negozio di intimo, di abbigliamento, oppure, parlando di cibo, nell’offerta del menù di un fast-food di una grossa catena?
Nulla.
Ci stiamo appiattendo e rendendo ogni media/grossa città sempre più simile ad un centro commerciale.
Prodotti massificati, quasi sempre di importazione, la qualità neanche a parlarne.

Il problema purtroppo è che l‘unica alternativa disponibile, quella delle attività nei centri storici, non risulta quasi più percorribile.

Prendiamo l’esempio del nostro ex negozio spoletino: noi stessi abbiamo chiuso un punto vendita in un centro storico famosissimo, anche grazie ai media, che viene preso d’assalto da migliaia di turisti ogni anno.
Peccato che le uniche attività trainanti sono solo quelle legate alla vendita di souvenir e alla ristorazione. Per il resto…vuoto più totale.
Mentre la gente residente, per fare acquisti, si dirige verso altre mete come Foligno e Perugia (dove trovano centri commerciali e i soliti 4 negozi di brand famosi), alcune grosse realtà industriali spoletine mettono in cassa integrazione i propri dipendenti e in borgo trovare negozi che riescono ad andare avanti…è un vero e proprio miracolo!

Insomma, continuando di questo passo in tutta Italia perderemo realtà in cui cultura, manualità, sapienza e l’arte della manodopera specializzata erano il fiore all’occhiello dell’economia.

La stessa gente che ha imparato “a bottega” dai propri padri è quella che oramai non ha più figli a cui insegnare. Ci sono lavori che andranno irrimediabilmente persi.

 

CONCLUSIONE: POSSO IO FARE QUALCOSA?

Tirando le somme, se ci pensi bene anche tu, con le TUE scelte, puoi ancora fare molto per cercare di conservare queste eccellenze ed evitare un destino infausto per queste realtà.
Quasi banale sarebbe l’esempio di spingerti a cercare di acquistare solo certe tipologie di prodotti, ovviamente Made in Italy, che già sarebbe una buona base da cui partire.
Ma in realtà c’è altro che puoi fare.

Raccontare ad esempio alle persone che conosci le tue esperienze d’acquisto nei negozi in cui hai davvero percepito qualcosa di unico. 

Se hai avuto sensazioni positive venendo a contatto con una certa realtà, condividile.
Noi italiani non siamo bravi solo in materia di enogastronomia…quindi piuttosto che lasciare l’ennesima recensione di un ristorante che hai trovato su Tripadvisor perché non parlare invece con i tuoi amici o parenti di quel negozio di scarpe in centro in cui ti sei trovato bene e in cui hai trovato un servizio che altrove non hai mai trovato?

Prova a guardare la cosa con occhi diversi. Parlare di una tua esperienza d’acquisto alle persone che conosci potrebbe stimolarle e potrebbe far nascere in loro interesse e passione verso un mondo che ancora non conoscono. 

Questo approccio permetterà non tanto di condividere il tuo “feedback” sul prodotto che hai acquistato quanto piuttosto sull’esperienza vissuta, su aspetti nuovi di un settore che magari hai scoperto proprio parlandone con chi proviene da quella realtà. Cose di cui ignoravi l’esistenza e di cui vorresti informare le persone che potrebbero apprezzarle come te.
Poi ovviamente quelle realtà dovranno anche fornirti un prodotto che sia all’altezza delle aspettative, ci mancherebbe. Ma si può andare oltre.
Noi, che abbiamo aperto nel corso degli anni diversi spacci aziendali, sia in centri storici che in periferia, crediamo davvero nell’opportunità unica di poter contribuire con la nostra passione ad alimentare la curiosità delle persone. Attraverso storie e aneddoti sul nostro mondo, sulla nostra regione e sul nostro distretto artigianale possiamo davvero rendere unica e sicuramente piacevole l’esperienza di chi sarà dall’altro lato ad ascoltare.
Proprio per questo non smetteremo mai e poi mai di raccontare quella che è la nostra storia, raccontando alla gente perché siamo diversi rispetto agli altri negozi di scarpe, e stimolando positivamente la loro attenzione per cercare di far la nostra parte per far sì che la gente si renda conto della bellezza, delle opportunità e delle grandi cose che il nostro Paese, e il suo popolo, può donar loro.

 

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6 Commenti

  • Demetrio 15 Ottobre 2019   Reply →

    Credo sia vero ciò che avete scritto però avete omesso di dire che il problema è anche politico. Se non si fa una politica che rilanci i centri storici con strutturate agevolazioni a favore dei residenti ma anche degli acquirenti, la lotta con i centri commerciali sarà sempre impari. Blocchiamo le nuove costruzioni commerciali e residenziali fino a che non sono occupate gran parte delle abitazioni dei centri storici. La gente deve vivere in centro e non arrivarci per forza.

    • Staff Due Lune 15 Ottobre 2019   Reply →

      Care Demetrio, la ringraziamo anzitutto per il suo riscontro.

      E’ sicuramente vero che il problema è anche politico ed esistono situazioni davvero gravose che noi stessi abbiamo verificato di persona che lo provano: giusto a titolo d’esempio citerei il centro di Torino, dove abbiamo uno spaccio aziendale in zona Quadrilatero. Lì la situazione, soprattutto per chi vive quotidianamente queste vicende, è quantomeno bizzarra; essendoci uno stallo in giunta comunale ormai da parecchi mesi, nessuno sa che fine farà la ZTL. Fra proposte di super-ticket e proteste e manifestazioni varie, solo una cosa è certa: nessuno ha coinvolto adeguatamente i commercianti per vedere le cose con occhi diversi e prendere una decisione.

      Ecco perché quella dell’articolo, se vogliamo così definirla, è una ricetta “popolare”, che deve partire dal basso per smuovere e sensibilizzare quantomeno nella scelta le persone che effettivamente hanno modo di scegliere. Ovviamente, come giustamente dice lei, sempre che non diventi “un’impresa” raggiungere un centro storico per fare acquisti.

  • Giuseppe 17 Ottobre 2019   Reply →

    Io ho un negozio nel CENTRO STORICO DI MACERATA dal 1994 andava tutto bene io con i miei colleghi non abbiamo mai avuto paura dei centri commerciali terremoto e vari altri episodi che meglio non ricordare poi è arrivato lui il sindaco più deleterio della storia di MACERATA ha chiuso il centro storico alle auto con telecamera di entrata e di uscita (ALCATRAZ ) togliendo anche le fasce orarie che lui stesso con la precedente amministrazione aveva fatto dopo si è inventato altre fasce orarie da OTTOBRE fino al 29 NOVEMBRE 12-15 e 18-20 solo passaggio senza sosta con obbligo di uscire entro l’orari stabilito altrimenti 90 euro di multa fatta automaticamente dalla telecamera di uscita DICEMBRE CHIUSO dal 7 GENNAIO aperto stesse fasce orarie fino a MARZO naturalmente aperto in quelle fasce orarie dal lunedì al venerdì SABATO E DOMENICA CHIUSO …..CI CREDETE ??? TUTTO VERO …..

  • Lilly 19 Ottobre 2019   Reply →

    Vero quello che dite.io pubblicizzo molto le vostre scarpe e la continuita a mantenerle con il vostro servizio riparazioni.per scarpe bellissime non usa e getta .complimenti avanti titta

  • Maria Rita Trappetti 26 Ottobre 2019   Reply →

    Come assidua cliente sono veramente dispiaciuta e sorpresa della chiusura del vostro punto vendita di Spoleto, di cui apprezzavo il buon rapporto tra qualità e prezzo del prodotto, come altresì la grande professionalità e cordialità delle vostre collaboratrici Alessandra e Jenny, mai invadenti nel proporre la vendita delle calzature, estremamente attente alle esigenze e desideri di noi clienti e sempre sorridenti indipendentemente dall’esito dell’acquisto.
    Quanto alle motivazioni da voi addotte a sostegno della chiusura del punto vendita in argomento mi permetto di rilevare che la dislocazione del negozio non era in centro storico come da voi sostenuto, quanto piuttosto nella via principale dello shopping cittadino, e quindi ritengo che la questione dello spopolamento dei centri storici non può essere stato così rilevante e decisivo ai fini della vostra scelta in merito alla sua chiusura. E’ noto invero che a seguito del terremoto del 2016 i prezzi di locazione dei locali commerciali agibili sia diventato esoso, ed in particolare a Corso Garibaldi, e conseguentemente avrei sicuramente capito un trasferimento di sede ad altra zona piuttosto che la chiusura definitiva, continuando per l’effetto a rimanere vostra affezionata cliente.
    Stante i numerosi acquisti effettuati negli anni dalla scrivente per sè e per tutto il resto della famiglia mi permetto di evidenziare il vostro maggior pregio e difetto, rappresentato nel primo caso, dall’estrema disponibilità nei confronti della clientela con l’apporto di piccole modifiche alla singola calzatura arrivando sostanzialmente a personalizzarla; nel secondo, dall’eccessiva ripetitività della proposta commerciale delle scarpe che si distinguevano nell’avvicendamento delle stagioni solo per le diverse colorazioni dei pellami utilizzati.

  • Roberto Tammetta 3 Novembre 2019   Reply →

    Un analisi perfetta, che non ha bisogno di aggiunte. In crisi è il sistema Italia, dove chi decide ormai lo fa senza concertazione con chi subisce le decisioni. Ciao e grazie.

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